Bologna Sogna 

Per scrivere un programma amministrativo e immaginare la Bologna del Futuro, non possiamo non guardare ai momenti fondativi della città, per comprendere con chiarezza le vocazioni profonde e le radici valoriali che in modo impercettibile ma evidente, ancora oggi definiscono il profilo della nostra comunità.

Nel 1088 Warnerius iudex, conosciuto come Irnerio, ricercatore e giurista, fonda lo Studium, la prima libera e laica organizzazione fra studenti, quella che di lì a poco sarebbe diventata l’Alma Mater Studiorum: l’Università più antica del mondo.

Nel 1116, lo stesso Irnerio, su indicazione di Enrico V, sottoscrive una “carta dei diritti” per tutti i cittadini bolognesi, di fatto fondando una comunità organizzata all’interno di un perimetro territoriale definito: nasce il Comune di Bologna.

Nel 1256 grazie ad un atto che prende il nome di Liber Paradisus, Bologna è la prima città al Mondo ad abolire la schiavitù, riscattando direttamente oltre 6.000 servi, pagando lo stesso prezzo sia per gli schiavi uomini che per le donne.

Siamo, fin dalle nostre origini più lontane, una città libera, coraggiosa e femminista, all’avanguardia sui diritti e sulla conoscenza.

Un amministratore pubblico ha il dovere di approcciarsi al Governo della città tenendo sempre presenti due elementi nel Tempo e nello Spazio.

Nel Tempo: intervenire per risolvere i problemi del quotidiano, del “qui e ora”, ma nel farlo, occorre sempre tenere presente che la singola azione amministrativa adottata per risolvere un problema contingente deve poter essere ricondotta ad un valore più alto che disegna la città del futuro.

Ogni singola azione amministrativa del tempo deve sempre rappresentare un piccolo tassello nel mosaico più ampio che disegna una visione di mondo alla quale ci ispiriamo e ci ricolleghiamo.

Nello Spazio: la città è al contempo un organismo che pulsa e vive di vita propria (e dunque diventa fondamentale individuare i punti cardine della città che nel tempo noi andremo a sviluppare: Tecnopolo, Centro Meteo, Fiera, Università, Polo delle Arti e della Musica, …) ma è anche la somma delle centinaia di migliaia di esistenze singole, di persone, storie, vissuti (e dunque nell’amministrare dovremo considerare sempre il modo più efficace per migliorare la vita dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, per gli adolescenti, per le donne, le madri, i lavoratori, gli anziani, le persone con disabilità, le persone sole).

Il livello di evoluzione di una città si misura sulla capacità di creare opportunità, servizi e diritti.

Punto 2
SANITÀ E SALUTE

La grave crisi pandemica ha prodotto uno sconvolgimento dei servizi sanitari, da cui è necessario trarre indicazioni per capitalizzare le conoscenze acquisite e finalizzarle all’innovazione del sistema. 

Siamo di fronte a una occasione senza precedenti per migliorare efficacia, efficienza ed equità del Sistema Sanitario Nazionale.

Le trasformazioni più importanti e urgenti riguardano l’assistenza territoriale, dove storicamente la governance è stata più debole. Occorre innanzitutto cambiare il punto di vista e prefigurare un sistema in cui il domicilio del paziente diventi un luogo centrale dell’assistenza.

In primo luogo occorre un serio potenziamento della rete delle CASE DELLA SALUTE, con implementazione di strumenti diagnostici, inserimento di tecnologie digitali e di postazioni e strumenti per la promozione della telemedicina che permette al paziente, se vuole o ne ha necessità, di avvalersi di questi percorsi e, alla Sanità pubblica, di innovare i percorsi organizzativi e di rendere più efficace ed efficiente, semplificandola, la presa in carico del paziente all’interno di un progetto di promozione  della medicina  di prossimità con un contemporaneo aumento delle prestazioni e riduzione delle liste di attesa.

Diventa fondamentale caratterizzare le Case della Salute sempre più come CASE DI COMUNITÀ: luoghi di inclusione, integrazione tra professionisti diversi e partecipazione, protagoniste di un disegno di salute collettivo con tutti gli attori disponibili. Coerentemente con quanto previsto dal Recovery Plan del Governo, Missione 6, che parla esattamente di questo CASE di COMUNITÀ nelle quali prevedere addirittura integrazione con i servizi sociali.

La Grande Sfida: costruzione di un sistema di cure integrato tra sociale, sanitario, territorio e ospedale (abbattere i muri!), strutture e setting assistenziali diversi (domicilio, residenzialità, cure intermedie), professioni di diversa estrazione. Questa è la vera rete da costruire.

Un sistema basato sulla prossimità è in grado di sviluppare una vera CULTURA DELLA SALUTE (prima ancora che prevenzione e cura), che mette in comune le risorse disponibili e le risorse si orientano ai bisogni. Significa creare un sistema di relazioni tra professionisti (in questo sistema un punto chiave è la relazione con i Medici di Medicina Generale e i Pediatri), di integrazione tra ambiti strutture e servizi diversi: la formazione di una comunità professionale che riconosce le specificità del territorio e NON strutture sparse semplicemente sul territorio che erogano “prestazioni”.

La prossimità e l’integrazione del sistema di cure hanno come obiettivo la presa in carico e la continuità delle cure per affrontare la sfida della cronicità, centrale nei prossimi anni.

Altra sfida strategica consiste nella realizzazione di una grande piano di cure intermedie: OSPEDALI DI COMUNITÀ sul territorio cittadino, che prevede 120 posti letto territoriali e rappresentano un ponte tra ospedale e domiciliarità e viceversa.

Determinante poi un serio investimento sull’Infrastruttura Digitale e Informatica e Tecnologica in due direzioni:

– una piattaforma che crea le condizioni per un efficace scambio di conoscenze, saperi e operatività tra i diversi professionisti;

– una nuova interfaccia condivisa tra sistema di salute e cittadino sempre nella direzione della presa in carico (sgravando il pronto soccorso ed evitando esami inutili).

Diventa doveroso valorizzare i grandi centri di ricerca e la formazione in ambito sanitario (gli IRCSS presenti a Bologna, Policlinico, IOR, Bellaria) come elementi che potenziano il ruolo della città dell’Area Metropolitana, sia in termini di attrattività di risorse qualificate che di sviluppo economico per le ricadute delle attività di ricerca stesse.

Non più rimandabile: RIFORMA delle POLITICHE rivolte alla POPOLAZIONE ANZIANA nelle tre direzioni:

– una revisione del sistema delle residenze per anziani;

– domiciliarità;

– nuove forme dell’abitare.

(i tre ambiti sono ovviamente interconnessi e li evidenziamo come ambiti di lavoro se si vuole appunto proporre una riforma delle politiche verso una popolazione che si avvia ad essere un terzo di quella complessiva cittadina).

Completare la realizzazione delle Case della Salute in ogni quartiere: a breve inaugurerà la casa della Salute in quartiere Saragozza ma occorre realizzare la Casa della Salute a Savena e Santo Stefano.

Questo può avvenire anche attraverso una forte spinta ai PROGETTI DI TELEMEDICINA per l’assistenza domiciliare, anche in collaborazione con l’Università – attraverso tirocinanti dell’ultimo anno di medicina – potremo fornire ai MEDICI DI BASE un supporto pratico e ai cittadini una maggiore prossimità nella cura: i tirocinanti potrebbero andare a casa dei pazienti che chiamano il medico di base ma che troppo spesso non riescono a ricevere visita domiciliare, potrebbero misurare loro i parametri generali (pressione, ossigenazione, elettrocardiogramma) ed inviare tutto in tempo reale al medico di base per una valutazione più approfondita. Questo permetterebbe una maggiore prossimità e risposte più efficaci per una Sanità Pubblica, innovativa, veloce e sempre più vicina al cittadino.

In particolare poi occorre una forte relazione tra assistenza, didattica e formazione dei professionisti per affrontare le sfide dei prossimi anni attraverso una nuova relazione tra Università e sistema territoriale delle cure (portando lo svolgimento della formazione universitaria nelle Case della Salute) e nelle cure intermedie: l’UNIVERSITA’ di MEDICINA sul TERRITORIO.

Fondamentale non abbandonare il MODELLO DELLE USCA (Unità speciali di continuità assistenziale), ma occorre riprogettarlo per renderlo uno strumento permanente di sviluppo e promozione della medicina di prossimità in affiancamento alle prestazioni di cura erogate dalle Case della Salute.

Abbiamo pensato ad un progetto di SEMPLIFICAZIONE e POTENZIAMENTO degli INTERVENTI DOMICILIARI tramite l’inserimento nelle visite a domicilio  eseguite dalle UVG (Unità di Valutazione Geriatrica) e UVM (Unità di Valutazione Multidimensionale) del paziente fragile, finalizzate all’individuazione dei bisogni specifici per valutare correttamente il tipo di assistenza domiciliare integrata ed eventualmente il ricorso alla CRA. Sempre a domicilio possiamo prevedere l’effettuazione di accertamenti medico legali finalizzati al riconoscimento dello status di Disabile per personalizzare ed erogare tutti gli interventi dovuti di cura e assistenza nonché qualsiasi altra prestazione di diritto, quale ad esempio pensione di accompagnamento, collocamento al lavoro personalizzato.

Ciò al fine di semplificare i processi, diminuire gli accessi e le liste d’attesa e rispondere al paziente a domicilio con un unico intervento finalizzato ad ottenere tutta l’assistenza socio sanitaria e medico legale dovuta.

Altro elemento determinante è il potenziamento della MEDICINA SCOLASTICA: proponiamo di creare una figura sanitaria di raccordo tra famiglie e medicina del territorio per rafforzare la prevenzione, la sorveglianza sanitaria e la formazione dei minori alle tematiche sanitarie, per offrire alle esigenze di salute della comunità scolastica una risposta sempre più efficace ed efficiente. La figura sanitaria che assume questo ruolo deve essere specificamente formata sul tema divenendo punto di riferimento nel sistema territoriale, utile in una prospettiva di più ampio respiro per un contributo efficace alla gestione dei disagi psicofisici di nuova generazione e per la prevenzione e la salute degli alunni. Il coordinamento della sua azione deve avvenire in rete con il lavoro dei vari settori della Azienda Usl di Bologna e degli sportelli di ascolto del Comune.

Il Progetto può realizzarsi con i necessari ampliamenti, sia in termini di profili professionali che di interventi attualmente indirizzati solo agli studenti e da estendere a tutto il personale scolastico e alle famiglie coinvolte.  sulla scia del modello sperimentale attualmente in essere in due IC di Bologna che prevedono il coinvolgimento di un team multidisciplinare composto da Infermiere, Educatore, Assistente sanitario, Psicologo, Sociologo, con competenze nell’ambito della sanità pubblica nei contesti di comunità. I professionisti intervengono di volta in volta sulla base del bisogno del singolo studente.

Bisogna far percepire ai cittadini una reale vicinanza delle Istituzioni nel momento in cui accedono ai servizi sanitari per ragioni di cura o di lavoro: per questo immaginiamo di rendere gratuiti i parcheggi in prossimità di ospedali, per tutti coloro che accedono per curarsi o per motivi di lavoro.

LAVORO

Il lavoro, la sua qualità, la sua continuità, le sue tutele saranno un tema prioritario, insieme alla sanità, per disegnare la città post-Covid.

Superata la fase più critica della pandemia, occorre riaprire velocemente e in sicurezza. Al tempo stesso va colta l’occasione per andare oltre e costruire un futuro migliore.

POLO PER IL LAVORO: serve un centro unico a cui ogni cittadino possa rivolgersi per affrontare la perdita o l’interruzione del lavoro ed essere accompagnato in percorsi di ricollocamento, superando la frammentazione attuale tra Sportello lavoro, Servizi per l’impiego, Insieme per il lavoro, come previsto nei progetti presentati per il Recovery fund su un nuovo polo unico per il lavoro in via Tiarini, davanti alla nuova sede del Comune di Liber Paradisus.

SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO: trasformare i tavoli metropolitani sulle misure anti-Covid nelle singole filiere produttive in tavoli permanenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

FONDO STRAORDINARIO PER LA DIFESA DEL LAVORO: accompagnare i posti di lavoro a rischio nel reinserimento del mercato del lavoro, integrando le risorse previste nel decreto “Sostegni” per i contratti di solidarietà e di rioccupazione post-covid.


PROTOCOLLO APPALTI: renderlo effettivo ed estenderlo alla Città Metropolitana e alle società partecipate, in modo da contrastare il lavoro nero irregolare e precario, pretendendo l’applicazione dei contratti collettivi nazionali di riferimento, il rispetto delle clausole sociali negli appalti e nei subappalti, superando la logica imperniata soltanto sul massimo ribasso.


CLAUSOLE DI INCLUSIONE: oltre alle clausole sociali, integrare le clausole di inclusione di lavoratori fragili, di persone con disabilità e lavoratori/lavoratrici a rischio di discriminazione.


LOTTA AL LAVORO NERO: sanzionare tutte le imprese e le cooperative spurie che non osservano le regole dei contratti collettivi nazionali, escludendole dagli appalti pubblici; adottare la logica degli algoritmi per le segnalazioni qualificate all’ispettorato del lavoro e agli organismi competenti, per le imprese che ricorrono nel nostro territorio al lavoro nero, grigio e irregolare.


ETICA DEL LAVORO: vogliamo essere la prima città in Italia a costruire un centro studi per promuovere l’etica del lavoro e la cultura del lavoro digitale.

Una Amministrazione Comunale evoluta incentiva la piena tutela fisica ed economica nei luoghi di lavoro attraverso politiche che garantiscano un equo accesso al lavoro, indipendentemente da identità di genere, espressione di genere e orientamento sessuale.

DIGITALIZZAZIONE di tutte le pratiche relative al lavoro, in analogia con quanto già fatto per lo Sportello sulle attività produttive (SUAP).


DECARBONIZZAZIONE: in collaborazione con la Regione costruire un piano straordinario per la transizione ecologica del sistema economico, utilizzando le risorse del nuovo Fondo di competenze e le misure specifiche previste nel PNRR.


BIG DATA: visto che Bologna è aperto il grande cantiere per la costruzione nel Tecnopolo (ex manifattura Tabacchi) del centro di supercomputing, dobbiamo attivarci per avviare progetti che sfruttino il fatto che Bologna nel 2023 sarà la 5^ città al mondo per supercomputing, in modo che tale potenza si traduca in benefici concreti per i cittadini.


CABINA DI REGIA SUGLI ITS: costruire un ponte tra scuole tecniche ed imprese manifatturiere del nostro territorio coinvolgendo le scuole tecniche e professionali, insieme alla Fondazione Aldini Valeriani e Confindustria, attingendo alle risorse nazionali del Fondo sulle nuove competenze.

FORMAZIONE PERMANENTE DEI DIPENDENTI PUBBLICI

In questa fase di crisi post pandemica, le tensioni sociali e le difficoltà economiche delle persone creeranno difficoltà nei rapporti ed una percezione delle istituzioni come possibili elementi di problema e non di soluzione. Per questo occorre diffondere tra il personale pubblico una cultura di servizio e di orientamento al cittadino, nella quale l’ascolto, la comunicazione, il sostegno, la pronta risposta favoriscono non solo efficienza ma anche umanità e recupero delle relazioni interpersonali. L’ente pubblico, nel caso specifico gli uffici comunali sono dunque coinvolti in una politica di ascolto che si orienti non solo verso competenza e cortesia, ma anche gentilezza, dolcezza, sensibilità cioè capacità di entrare davvero in relazione con il cittadino, facendogli vivere bellezza e felicità del contatto.

ECONOMIA E IMPRESA

La pandemia colpisce tutti ma non colpisce tutti allo stesso modo. Questo è vero per le persone, dove sono stati gli anziani a pagare il prezzo più alto in termini di vite umane, ma è vero anche per le imprese. 
Nel comune di Bologna operano circa 40.000 imprese, la metà delle quali sono piccole e microimprese.
Il 10% di queste rischia di non riaprire a causa degli effetti economici dovuti al lockdown.
Nel 2020 sono state 250 le imprese del nostro territorio che già sono state costrette a chiudere; la maggior parte di queste sono artigiane. In 5 anni sono più di 2.300 le imprese artigiane che hanno abbassato le serrande. 
Gli effetti economici si dispiegheranno in un tempo medio-lungo; alcuni settori stanno già in questo momento intercettando la ripresa economica (manifattura, automotive, meccanica, meccatronica), altre non riprenderanno in breve termine (tessile, congressi, fiera, turismo, ristorazione, cultura). 
Per questo occorre pensare ad un grande piano di rilancio dell’economia cittadina con il coinvolgimento delle associazioni di categoria delle imprese, dell’Università, delle organizzazioni sindacali per accompagnare le imprese più forti verso la ripresa ed aiutare quelle più deboli a non chiudere e riconvertirsi sul mercato.

Utilizzando le risorse previste dal Recovery Fund metteremo in campo uno straordinario piano di rilancio dell’economia fondato sui pilastri della transizione ecologica e digitale.


Un piano straordinario di decarbonizzazione che utilizzi le risorse del PNRR per accompagnare le imprese del territorio verso la transizione ecologica, con incentivi e sgravi fiscali collegati direttamente alla riduzione della C02 emessa. 


Le due aree industriali più importanti della città (Zona Roveri e Bargellino) diventeranno Co2-free: la Zona Roveri dedicata alla manifattura e Bargellino dedicata alla logistica della cargo-City, saranno oggetto di un grande investimento pubblico di restyling che favorita l’attrattività di nuove imprese, senza oneri sul cambio di destinazione d’uso.


Un
piano straordinario sulle nuove competenze digitali: l’accesso alle competenze digitali sarà la nuova sfida sul terreno dell’uguaglianza e della competitività. Utilizzando le risorse previste dal piano delle nuove competenze, Insieme agli istituti tecnici e professionali si può costruire un nuovo piano di retraining dei lavoratori già in essere e di formazione di nuove competenze digitali. Le grande imprese del nostro territorio sono eccellenze riconosciute in tutto il mondo ed hanno già avviato Academy interne per il retraining digitale dei loro lavoratori; dobbiamo estendere queste meritorie azioni a tutte le imprese, ivi comprese le piccole e microimprese che non possono permettersi di restare indietro.

Nascerà una cabina di regia con i principali poli produttivi dell’area metropolitana. Interporto, Fiera, Autostazione in questi anni hanno visto la firma di importanti protocolli di sito per l’estensione delle tutele del lavoro. Ora bisogna che vengano coinvolte attivamente nella costruzione dello sviluppo economico comune della città con investimenti che abbiano ricadute positive sull’economia del territorio, accompagnando le imprese del territorio sulle transizioni ecologiche e digitali.

Il nuovo tecnopolo dovrà essere uno dei principali fattori di competitività per il nostro territorio. Il Tecnopolo di Bologna ospiterà il Centro meteorologico europeo (ECMW), rendendo Bologna tra le prime 5 città al mondo nelle attività di supercomputing.

 
Oltre alla riqualificazione dell’area urbana, il
Tecnopolo dovrà diventare il centro della nuova DataValley ed i BigData costituiranno un fattore strategico per l’attrattività degli investimenti, la creazione di nuovi posti di lavoro ed il miglioramento della competitività per le imprese del nostro territorio. Per questo si avvierà un dialogo strategico con la Fondazione IFAB (Big Data ed Artificial Intelligence) affinché siano le imprese del nostro territorio le prime a beneficiare di questo straordinario patrimonio di dati che sta dando vita ad un movimento scientifico e tecnologico che trasformerà la vita delle persone, l’erogazione dei servizi e la produzione industriale.

 
Nascerà uno
sportello del Comune interamente dedicato al bonus del 110% perchè il rilancio del settore delle costruzioni e dell’edilizia non sia bloccato dal peso della burocrazia, ma sia connesso con la riqualificazione energetica, il green e la bellezza urbana; lo sportello comunale, costituito da una task force di tecnici, consentirà la riduzione del 50% dei tempi di attesa per ottenere le pratiche per avviare i lavori conformemente alla normativa nazionale.


Per aiutare il settore tessile, in grande difficoltà, si collaborerà con la Regione ER e con il Fashion Research Italy per costruire una
grande piattaforma di e-commerce legata al “Made in Bo” del tessile e della moda, allo scopo di accompagnare le imprese tessili del territorio sul mercato del commercio elettronico, beneficiando di un marchio di qualità e di eccellenza che aiuterà l’export della produzione locale.

MOBILITÀ

La città di Bologna dovrà rafforzare e migliorare il sistema di trasporto pubblico, in modo da renderlo accessibile, funzionale e di qualità come nel resto d’Europa, per garantire a tutti i cittadini l’accesso alla mobilità. Siamo impegnati a fornire ai cittadini bolognesi una valida e conveniente alternativa all’uso dell’auto privata per spostarsi sul territorio oltre che per ridurre l’inquinamento. 

La Città Metropolitana di Bologna conta 838.073 veicoli iscritti al P.R.A, contando appena 1.015.000 cittadini. Questo rende la nostra provincia una delle più motorizzate d’Europa.  

Il numero di autoveicoli per cittadino nella nostra provincia si attesta a 63 ogni 100 abitanti, di gran lunga superiore alla media europea di 48 auto ogni 100 abitanti, in un trend in continua crescita negli ultimi anni. 

L’autovettura è uno dei mezzi più inquinanti e pericolosi per muoversi, specie nei centri urbani. Mediamente in Europa il 40% dei tragitti effettuati in auto è inferiore ai 3 Km, il 60% inferiore ai 5 Km, in media i 5 posti dell’auto spostano solo 1,5 persone, le auto sono parcheggiate per il 92% del tempo e si trascorre 1/3 del tempo di guida in cerca di parcheggio. Le conseguenze di queste dinamiche sono l’invasione della strada come spazio pubblico, il crollo della qualità della vita sulla strada, per il rumore, per lo smog.  

La bici non può più essere considerata solo strumento di svago ma parte integrante dei trasporti sulla media e breve distanza. Ne sono evidenziati i benefici per la salute derivanti da una quotidiana attività motoria, nonché una consistente riduzione dell’inquinamento dell’aria. 

AUMENTARE LA FREQUENZA DEI TRENI della SFM per arrivare al cadenziamento a 30 minuti anche in orario serale, 15 minuti nelle ore di punta e un’ora in orario notturno e far passare le linee S1, S2 e S4 sulla stazione centrale.  

TERMINARE LE STAZIONI di Prati di Caprara, Aeroporto, Zanardi e Borgo Panigale e concludere il progetto di riconoscibilità SFM integrando il servizio in un piano di trasporto pubblico a BIGLIETTO UNICO per il viaggio sui treni, sui tram e sugli autobus del servizio pubblico della Città Metropolitana di Bologna. Tale titolo di viaggio darà diritto a eventuali sconti per la sharing mobility (da estendere a tutta l’area metropolitana) e per eventuali parcheggi a pagamento vicino alle stazioni metropolitane. Le Zone 30 dovranno essere estese in tutta l’area urbana (esclusi i viali di circonvallazione e i viali di accesso alla città a veloce scorrimento, dove rimarranno i 50km/h dove oggi già presenti) e le Zone 20 sulle strade centrali urbane e collinari più strette per favorire la CICLABILITA’. Doppio senso ciclabile sulle vie del centro che lo permettono, ciclabili emergenziali nelle strade a lento scorrimento e piste ciclabili dedicate, non più miste coi pedoni, parcheggi box-bici chiusi e rastrelliere con tecnologia smart.

Occorre RAFFORZARE IL PIANO DELLA RER SULL’USO DELLA BICICLETTA e il trasporto rispettoso dell’ambiente nel progetto Bike To Work e “bonus bici” per recarsi al lavoro. Nello stesso tempo, occorre realizzare anche il Biciplan metropolitano, inclusivo di cartellonistica.

POCKET GARDEN
: creazione di piccole aree verdi al posto di zone che ad oggi appaiono come relitti di strade urbane, oggetto di parcheggio selvaggio, degrado, incuria.
 

 STRADE SCOLASTICHE: al momento di ingresso e uscita dei bambini e ragazzi da scuola, occorre chiudere le strade che conducono all’accesso degli istituti scolastici, implementando il servizio del PEDIBUS per consentire l’ingresso e l’uscita da scuola in sicurezza, favorendo una cultura di mobilità pedonale e ciclabile fin dai più piccoli.

APP COMUNALE INTEGRATA con Google map per la creazione di tragitti intermodali (integrazione tra autobus, tram, bici, carsharing ecc), in tutta la città metropolitana al fine di muoversi sia nel minor tempo possibile, che emettendo la minor quantità di gas tossici e climalteranti. 

In merito al PASSANTE DI MEZZO consideriamo fondamentale il rinvio della conferenza dei servizi fino all’insediamento della nuova amministrazione comunale, per verificare come si è passati da una previsione di spesa di circa 700 milioni ad oltre 2 miliardi, prendendo in considerazione opere di copertura ed interramento nei punti cruciali (croce del biacco, san donnino, borgo panigale, fiera). Contestualmente occorre avviare un’indagine epidemiologica e installazione delle centraline di rilevamento di polveri sottili.  

PRIORITA’ ALLA MOBILITA’ SOSTENIBILE: prima di avviare ulteriori allargamenti autostradali è prioritario raggiungere il cadenziamento a 30 minuti su ogni linea dell’SFM e aver adeguato l’Interporto e la linea merci all’arrivo dei nuovi treni europei da 750 metri, in un’ottica di incentivo ai trasporti su ferro prioritariamente ai trasporti su gomma. 

TRAM è senz’altro un’infrastruttura strategica poiché in grado di ridurre le emissioni inquinanti e climalteranti; grazie alla sede propria ha una maggiore portanza e riesce a fornire un servizio rapido, puntuale e di qualità all’utenza. Non si può però ignorare che l’infrastruttura, così come progettata, presenta alcune criticità che ci impegniamo a considerare e superare, senza perdere tempo né finanziamenti. Alcune zone di Bologna però in passato sono state oggetto di interventi sbagliati, frettolosi, che hanno comportato importanti disagi e disservizi alla cittadinanza.  

RILANCIO EX BREDAMENARINI: esempio di decarbonizzazione è utilizzare i 300 milioni di euro previsti dal governo per la transizione del trasporto pubblico verso l’elettrico, per creare a Bologna il Polo Nazionale del Trasporto Pubblico Locale Ecologico, facendo progettare e costruire gli autobus elettrici nella sede di Bologna di Industria Italiana Autobus, in modo da rilanciare definitivamente l’ex Bredamenarini.

AEROPORTO MARCONI E PEOPLE MOVER: va costruito un dialogo serio e concreto con i residenti nelle zone adiacenti l’Aeroporto Marconi di Bologna e il People Mover, che lamentano evidenti problematiche di inquinamento acustico particolarmente fastidioso nelle ore notturne. Va sottoscritto un nuovo patto con ENAC che preveda ingenti disincentivi fiscali alle compagnie di volo che decollano o atterrano sul centro abitato di Bologna, favorendo le tratte che gravitano sulle zone meno densamente abitate, come il Bargellino. Accanto a ciò va costituito un tavolo con Marconi Express e il comitato dei cittadini affinchè vengano messe in campo tutte le mitigazioni necessarie per limitare l’inquinamento acustico del People Mover.

Il Piano della SICUREZZA STRADALE e Urbana adottato dal Comune di Bologna ha analizzato le statistiche e i dati disponibili riguardanti l’incidentalità nel territorio comunale, per l’arco di tempo intercorrente fra il 1997 e il 2018. Sono stati localizzati i principali punti critici del territorio comunale, i c.d. punti neri, che coincidono con assi viari e intersezioni tra strade in occasioni delle quali, nel corso del tempo, sono avvenuti o incidenti mortali o con feriti, coinvolgendo automobili, ciclisti e pedoni. 

Il Piano Generale del Traffico Urbano prevede la necessità di intervenire sui punti neri dell’area cittadina, con provvedimenti specifici e ponderati, idonei a rafforzare il livello di sicurezza generale per l’utenza della strada: la piena attuazione del Piano dovrà certamente essere tra le nostre priorità.  

Da questo punto di vista, l’impegno dovrà essere rivolto alla risoluzione dei problemi più annosi della nostra viabilità, in fatto di sicurezza stradale: sui passaggi pedonali maggiormente critici, è prevista per esempio la possibilità di realizzare strisce di attraversamento dotate di un’illuminazione speciale, così da aumentare la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti. 

A livello più generale, è necessario in ogni caso potenziare l’attività generale di vigilanza orientata a reprimere i comportamenti scorretti di automobilisti e motociclisti, in particolar modo in quelle aree in cui le infrazioni si sono avverate con maggiore frequenza. Oltre a ciò, è necessario che sempre più il Comune promuova percorsi integrati di sensibilizzazione ed educazione stradale, fin dalle generazioni più giovani, al fine di diffondere la cultura del rispetto delle regole e della sicurezza per tutti gli utenti della strada. 

AMBIENTE E TRANSIZIONE ECOLOGICA

Il Green New Deal europeo impone un cambio di passo radicale alle città per combattere il cambiamento climatico e arrivare alla neutralità zero entro il 2050. Il 37% delle risorse del PNRR dovrà essere dedicato alla transizione ecologica.  L’obiettivo dello zero consumo di suolo andrà esteso in area agricola a tutta la città metropolitana. L’aumento della volumetria arborea dovrà poi essere un obiettivo costante. Occorrerà poi distribuire il nuovo verde che verrà piantato in città, previsto dal PAESC, nei punti in cui sono meno presenti aree verdi e creare un Bilancio ad hoc del verde urbano, del verde extraurbano e del verde metropolitano dove non vengono considerati solo il numero degli alberi, ma la superficie fogliare totale.

Alle azioni concrete vanno affiancate iniziative culturali e di promozione al rispetto ambientale.

Nell’ambito dei nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni e dei consumi energetici fissati dalla Comunità europea, occorre promuovere la partecipazione dei cittadini all’interno di percorsi che attuino la riduzione dell’impronta ecologica delle loro azioni.

Si propone di favorire l’introduzione di esperienze di consapevolezza per le modifiche dello stile di vita – dall’alimentazione alla mobilità – che consentano di limitare i consumi e la produzione di Co2, attraverso anche sistemi incentivanti.

 

ISTITUZIONE DELL’ASSESSORE ALLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Andrà istituito l’assessore alla transizione ecologica, in modo da integrare l’ambiente in tutte le politiche urbane, e rendere operativo il PAESC, interfacciandosi con gli assessori con delega alla sostenibilità urbanistica, mobilità, lavoro e attività produttive.

 

NUOVO REGOLAMENTO DEL VERDE, volto alla tutela, cura e mantenimento del verde esistente e all’aumento delle volumetrie arboree totali, a livello urbano e metropolitano. Ci impegniamo ad incrementare delle aree verdi tramite la creazione di nuovi viali alberati e zone pedonali.

Istituire la rete dei parchi metropolitani per una vera FORESTAZIONE URBANA: PORTARE L’UMANO NELL’URBANO, salvaguardano le alberature esistenti e piantumandone di nuove.

Gli spazi verdi non devono essere isole, ma veicoli per la diffusione della biodiversità: procederemo pertanto con la redazione di un piano del Verde che, con il metodo della partecipazione, vada ad identificare le connessioni naturalistiche tra i parchi metropolitani e migliori i collegamenti ciclo pedonali tra l’area urbana e collinare.

Istituire la Consulta dei Verde (sul modello della Consulta della bicicletta) e il Garante del Verde per sviluppare percorsi condivisi con la cittadinanza volti a una corretta gestione di un verde urbano diffuso per mitigare le ondate di calore e assorbire inquinanti.

 

INCLUSIONE DEGLI OBIETTIVI E DEI PARAMETRI DELLO SVILUPPO ECOCOMPATIBILE per l’erogazione di fondi e per le attività di acquisto degli enti pubblici, la definizione di soglie e criteri minimi ambientali e sociali. Inclusione di un parametro di calcolo di emissioni indirette all’interno del bilancio comunale 

 

LOGISTICA DELL’ULTIMO MIGLIO. All’interno della città la logistica deve evolvere verso la sostenibilità e dovrà essere garantito l’accesso entro porta solo a furgoni e furgoncini elettrici o cargo-bike per il carico-scarico. 

 

I QUARTIERI DEI 15 MINUTI Avere servizi a portata di mano: ogni cittadino deve essere in grado di acquistare beni di prima necessità e usufruire di servizi base in un raggio di 15 minuti a piedi o in bicicletta (Milano e Parigi stanno già sperimentando).

 

UTILIZZO AREE DEMANIALI E MILITARI

Acquisto e riqualificazione delle aree di proprietà di Invimit, Cassa Depositi e Prestiti e demanio, (es. exCaserme, Caserme Mazzoni, case dei sostegni sul Navile, ) per la realizzazione di opere di interesse strategico, come residenzialità pubblica, mense e ristoranti per studenti, spazi per coworking o aule studio e altri servizi anche utili al progetto dei quartieri dei 15 minuti.

I PRATI DI CAPRARA saranno proprietà del Comune, diventeranno un grande bosco urbano, dove verranno implementati servizi ai cittadini senza consumo di suolo o aumento di cubatura rispetto l’esistente: immaginiamo una grande infrastruttura verde attraversata da percorsi ciclabili che potrebbero estendersi fino a via del Triumvirato attraverso un ponte ciclabile sul Reno e la realizzazione di un percorso ciclabile lungo il fiume che colleghi la città con il quartiere.

STOP AL CONSUMO DI SUOLO Impostare una seria politica contro il consumo di suolo vergine valutando in ambito metropolitano una riduzione della quota massima consentita dalla legge urbanistica e lavorando per la desigillazione dei suoli già cementificati.

Preservare il bosco dell’area ex militare dei Prati di Caprara e le altre aree ex-militari da nuove speculazioni edilizie: sì al verde, sì a strutture recuperate per uso sociale, residenza pubblica, laboratori artigiani, co-housing, co-working e incubatori di start up. No a nuovi supermercati su aree verdi. Lavoreremo per coinvolgere la città in percorsi partecipativi-deliberativi per definire i progetti di recupero e riqualificazione di queste aree.

Tutelare e dare valore alla collina bolognese e alle sue straordinarie caratteristiche naturali e di paesaggio, anche attraverso la realizzazione di una rete di sentieri che possa collegare l’intera area metropolitana.

Sviluppare la grande logistica all’Interporto di Bologna e rigenerare la zona Roveri con un scalo intermodale per la mobilità elettrica.

 

REVISIONE DEL PUG in ottica di stop all’addensamento urbano, ponendo fine alla costruzione di grattacieli in zone già densamente popolate come bolognina e altri quartieri, in ottica di creazione di benessere per i cittadini, non più speculazione per i privati e riutilizzo delle strutture abbandonate 

 

AUMENTO DELL’ EFFICIENZA ENERGETICA DEGLI EDIFICI

Incentivare la riqualificazione energetica del costruito, agendo su tutte le leve disponibili a livello locale, in modo da ammodernare il patrimonio edilizio esistente, aumentandone le prestazioni energetiche, il comfort abitativo e il valore di mercato, e da avvicinarsi agli obiettivi di riduzione delle emissioni climanteranti previsti al 2030 e al 2050.

Revisione dei regolamenti edilizi per l’inclusione di nuovi materiali e tecniche sostenibili nell’edificazione e nelle ristrutturazioni.

 

COMUNITA’ ENERGETICHE Istituzionalizzazione e incentivo delle comunità energetiche per aumentare la quota di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili ad impatto zero sulla salute dei cittadini.

AGRICOLTURA E MERCATI BIO Promuoveremo l’agricoltura biologica e i biodistretti nelle aree agricole della Città metropolitana, puntando a migliorare la qualità nelle mense delle scuole e degli ospedali, per una alimentazione sostenibile. Sosgterremo l’attività agricola biologica nelle aree periurbane, anche attraverso il recupero e la valorizzazione di terreni e di case coloniche di proprietà comunale che possono essere finalizzate a progetti di agricoltura dedicati ai giovani e alle famiglie, secondo i princìpi dell’agroecologia. Occorre aumentare le aree ortive urbane per favorire l’accesso anche a giovani e famiglie. Incentivare la messa a dimora di fasce vegetazionali di mitigazione e di corridoi ecologici nelle aree ad agricoltura intensiva.

Sosterremo la realizzazione di mercatini bio e a km zero attraverso soluzioni condivise con gli agricoltori locali per agevolarne l’organizzazione.

BENESSERE DEGLI ANIMALI Gli animali d’affezione rappresentano un’importante risorsa perché svolgono una funzione sociale e di aiuto alle persone anziane e sole.

Un Comune attento alla condizione degli amici animali in città è un Comune che dispone di una visione complessiva del vivere contemporaneo. La stessa qualità di un’amministrazione comunale si misura dall’attenzione che la stessa rivolge agli amici animali.

Un punto determinante è rappresentato dalla necessità di realizzare aree dedicate alla sgambatura cani in ogni quartiere, corsi di formazione sulla relazione tra umani e cani o gatti; campagne di sensibilizzazione contro le deiezioni. Serve garantire le cure veterinarie gratuite per gli animali d’affezione di persone indigenti, istituire un fondo per l’assistenza di animali di persone indigenti, attrezzare le aree cani con punti di distribuzione dell’acqua, siglare accordi con le associazioni di commercianti per l’acquisto di cibo a prezzi agevolati, incentivare la sterilizzazione dei gatti e i corsi di educazione cinofila, proseguire con la promozione di campagne di informazione per disincentivare l’acquisto di animali esotici e di animali in genere; promuovere campagne di sensibilizzazione per le adozioni di cani nei canili.

SERVIZI PER LE PERSONE: dall’infanzia alla terza età, come accompagnare la vita dei cittadini

Il welfare va ripensato, dopo la Pandemia, in modo da costruire una nuova rete di servizi adeguati ai bisogni sempre più individualizzati delle persone. Nel farlo, dobbiamo tenere presente chi più ha sofferto, come donne e giovani, nella crescita del divario fra generazioni e fra categorie avvenuta nel periodo di emergenza sanitaria.

OSTETRICHE A CASA la maternità è un’esperienza potente e delicata, meravigliosa e complessa. Il momento che segue la nascita rappresenta spesso l’inizio di una nuova vita anche per le donne, che si trovano a gestire una nuova dimensione di sé.

Nel periodo che intercorre tra il rientro a casa dopo il parto e la presa in carico da parte del pediatra, dobbiamo lavorare affinchè le madri non si sentano sole e spaesate ma in grado di affrontare questa nuova esperienza di vita con gioia e serenità, evitando un vuoto assistenziale che può alimentare insicurezze e difficoltà. Evidenze scientifiche dimostrano che il sostegno ricevuto in questa fase è fondamentale e questa proposta di welfare non sostiene solo le donne ma è in grado di fornire alla famiglia tutte le informazioni necessarie sui servizi sanitari, sociali ed educativi a disposizione.

Non solo: la visita a domicilio di un’ostetrica potrà essere determinante per intercettare i bisogni in un’ottica di prevenzione di un possibile disagio e consentirà di dare consigli e suggerimenti nell’accudimento e nella cura dei neonati. Una donna che ha appena partorito ha bisogno di sapere che c’è una rete in suo sostegno, che la paura di sbagliare può trovare conforto nelle parole esperte di chi conosce bene questa fase della vita.

NIDI GRATUITI A BOLOGNA DA SETTEMBRE 2022 I nidi gratuiti non sono semplicemente un servizio, ma una forma di giustizia sociale: se riconosciamo che il nido è un luogo di apprendimento (come sostenuto da tutti gli studi pedagogici del mondo) allora deve essere considerato come SCUOLA la scuola, nel nostro Paese, è libera, pubblica e gratuita. Per tutti.

La riflessione che ci porta a sostenere questa misura di welfare consiste anche nel dare un sostegno vero alla genitorialità, nel generare condizioni il più possibile favorevoli per le madri lavoratrici. Nessuna donna dovrebbe mai trovarsi nella condizione di dover scegliere se pianificare o meno la nascita di un figlio a causa delle condizioni economiche contingenti.

Vogliamo proseguire nel percorso di creazione dei POLI PER L’INFANZIA sostenendo i bambini in un percorso unitario da 1 a 6 anni, accogliendoli nel medesimo plesso, nel rispetto dei tempi e degli stili di apprendimento di ciascuno, orientandoci sempre più verso l’educazione all’aperto: outdoor education, grazie ad un grande piano di investimenti sulle scuole dell’infanzia che dovranno essere riqualificate e nelle quali la cura degli spazi verdi deve diventare prioritaria.

Anche a Bologna è possibile fornire questo importante servizio educativi ai bambini in modo gratuito, a prescindere dal reddito delle famiglie. Ma sul nido come servizio universalistico c’è una battaglia di principio da svolgere, perché diventi un diritto riconosciuto per tutti, in ambito Metropolitano e a prescindere dal Comune di residenza.

Migliorare la collaborazione tra assessorati competenti in materia scolastica: istruzione, servizi sociali, lavori pubblici, mobilità per favorire attività di regia e pianificazione, realizzando un’integrazione interassessorile con una delega specifica in grado di dirigere tale processo.

L’edilizia scolastica sotto il profilo della Manutenzione delle scuole occorre realizzare una meticolosa programmazione degli interventi ed una efficiente gestione delle emergenze.

Sotto il profilo delle nuove realizzazioni dovremo puntare alla progettazione condivisa con il corpo docente e con gli studenti al fine di creare e realizzare ambienti scolastici in grado di favorire l’apprendimento e la passione per lo studio.

La Pandemia ha creato ferite profonde tra i nostri ADOLESCENTI che si trovano a vivere e sperimentare un senso di isolamento e alienazione alla quale nessuno di noi è realmente preparato.

Qualcuno li definisce i veri dimenticati in questi mesi bui, senz’altro quanto stanno vivendo avrà ripercussioni non banali nè prevedibili: servono servizi, luoghi, occasioni di “rinascita” e recupero della socialità a favore degli adolescenti, che nel welfare italiano sono ancora pressoché invisibili, per aiutarli a recuperare il disagio dovuto ad un anno e mezzo chiusi in camera e costretti a interagire con amici e docenti solo tramite schermo piatto e parola scritta.

PERCORSI DI FORMAZIONE per gli ADULTI DI RIFERIMENTO (allenatori sportivi, operatori culturali): tutti coloro che a vario titolo hanno relazioni con i ragazzi e gli adolescenti dovrebbero essere formati adeguatamente per avere gli strumenti per intercettare disagio e sofferenza per coordinarsi con i servizi dell’amministrazione ed attivare percorsi di accompagnamento e sostegno delle famiglie e degli adolescenti.

ASSISTENZA PSICOLOGICA GRATUITA per gli adolescenti dentro e fuori le scuole. La Regione Emilia-Romagna ha già promosso un piano di aiuto e sostegno all’adolescenza tramite l’aumento degli sportelli scolastici di ascolto. Il Comune dovrà insieme alla regione integrare e promuovere questo servizio.

SCUOLE APERTE  fino alle 18, per consentire ai ragazzi di poter avere spazi dedicati durante gli orari pomeridiani se i genitori non sono a casa, questo tempo potrà essere impiegato per portare nelle scuole attività che favoriscoano la crescita emotiva e intelluettuale dei ragazzi, fornendo loro strumenti creativi per l’interpretazione del mondo: Storia del Cinema, Storia della Musica, attraverso il coinvolgimento di professionisti e veterinari potremmo far approfondire l’importanza della relazione dell’essere umano con il mondo animale, sviluppando empatia e premura.

TEMPI DELLA CITTÀ: bisogna ripensare ai servizi e alle politiche di conciliazione vita-lavoro in modo da garantire in particolare alle donne con figli di non perdere il lavoro.

L’amministrazione comunale deve promuovere azioni di contrasto alla violenza sulle donne, al bullismo e all’omotransfobia. Sarà necessario istituire dei tavoli periodici permanenti tra le diverse realtà territoriali: ospedali, consultori, ambulanze, scuole, assistenti sociali, che insistono sul medesimo territorio e che possono e devono interagire strutturalmente.

Continuare a sostenere il lavoro e l’azione dei centri antiviolenza riconoscendone la centralità all’interno dei percorsi di fuoriuscita dalla volenza e nella promozione di una cultura della parità.

Contrastare con politiche dedicate il crescente fenomeno dei discorsi d’odio (hate speech) attraverso azioni di formazione/informazione e la promozione di una narrazione inclusiva.

ANZIANI AUTOSUFFICIENTI: dopo l’isolamento dovuto alla pandemia, la rete dei servizi per gli anziani va rifondata ed orientata al mantenimento dell’autosufficienza per tutti coloro per cui è possibile. L’assistenza socio-sanitaria territoriale e domiciliare dovrà essere al centro degli sforzi della nuova amministrazione di Bologna, e le risorse del PNRR sono una straordinaria occasione per investimenti innovativi. Serve un modo nuovo di lavorare dei servizi ed un patto forte con il volontariato e il terzo settore per supportare la domiciliarità. (per ulteriore approfondimento vedere capitolo “Sanità e Salute”)

RESIDENZE PER ANZIANI: vanno ripensate e riprogettate le case di cura per gli anziani (RSA e CRA), gli spazi e i servizi in esse contenuti, la cura della non autosufficienza. Essendo chiaro che si accede a questo tipo di servizi solo dopo aver fatto di tutto per supportare il mantenimento degli anziani presso il proprio domicilio. Anche con progetti abitativi sociali ad hoc, prendendo spunto dagli esempi virtuosi già presenti sul nostro territorio.

TERZO SETTORE: per sviluppare la necessaria innovazione sociale occorre stringere un patto di forte collaborazione con il Terzo Settore, riconoscendo il valore della sussidiarietà. Le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione culturale, le cooperative sociali svolgono un ruolo non sussidiario ma di primo piano nella creazione di coesione sociale. La chiave è sostenere chi sostiene gli altri, per creare circuiti virtuosi, anche attraverso coprogettazioni, bilancio partecipativo, partecipazione alle decisioni. Istituzionalizziamo il Terzo Settore facendolo divenire parte integrante della vita cittadina, con i dovuti sostegni e spazi. Per questo proponiamo un ASSESSORATO AL TERZO SETTORE INSIEME AL PATRIMONIO.

CAREGIVER: vanno sostenuti tutti coloro che si prendono cura di un familiare non autosufficiente, e spesso si tratta di donne e di giovani. La nostra Regione è stata la prima ad approvare una legge sui caregiver e le proposte legislative sono già tante, ma occorre ripensare servizi e precedere risorse per dare sollievo e sostegno pratico alle famiglie. E prevedere un tavolo specifico con le associazioni che rappresentano i caregiver.

DOPO DI NOI: un vero progetto di qualità deve prevedere luoghi di co-housing pensati con spazi adeguati, percorsi di cura, condivisione, socialità.

ASSESSORATO ALL’ACCESSIBILITÀ: L’accessibilità della città per le persone con diversa abilità diventa una priorità dell’agenda urbana, in attuazione del Piano di Inclusione Universale (PIUBO).

L’assessorato avrà un budget ad hoc, finanziato dal 10% della tassa di soggiorno, ed opererà in stretto raccordo con il Disability Manager.

Nel mese di Dicembre, in occasione della giornata mondiale della disabilità, la Consulta Handicap, di concerto con il Disability Manager e con l’assessore all’Accessibilità riferiranno al Consiglio comunale in una sessione consiliare dedicata ai diritti delle persone disabili, per fare il punto, ogni anno, sull’accessibilità negli spazi urbani.

BARRIERE ARCHITETTONICHE: il Piano di eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA) dovrà essere approvato rapidamente. Le barriere architettoniche ancora esistenti verranno censite in una mappa su Iperbole che ne indicherà anche i progetti di rimozione, ispirati al principio della progettazione universale.

DAI PROGETTI ALLA REALTÀ: entro il prossimo anno si realizzeranno i 35 progetti selezionati dal percorso per la candidatura al premio europeo delle città accessibili e si estenderà il progetto rampe a tutti i quartieri della città, con particolare riferimento agli esercizi commerciali, ai bar ed i ristoranti.


OLTRE LE BARRIERE: il percorso di Bologna “Oltre le Barriere” diventa il metodo ordinario di progettuali delle associazioni iscritte alla Consulta Handicap.

COLLABORAZIONE PUBBLICO-PRIVATO E WELFARE AZIENDALE molte aziende e realtà private del bolognese offrono importanti servizi di welfare sia ai propri dipendenti che ai cittadini delle rispettive comunità  nidi aziendali aperti ai bambini del territorio in cui opera l’impresa. Il Comune dovrà collaborare pienamente con i servizi e le strutture di welfare forniti dalle aziende, in modo da costruire una rete pubblico-privata di risposta ai bisogni crescenti della popolazione, a cui non sempre il settore pubblico è in grado o ha le risorse per rispondere.

CULTURA

La cultura è di tutti e deve essere accessibile ai tutti. È lo strumento primario di trasformazione della città, un fattore di crescita economica e sociale. Bologna ha una tradizione unica di città dell’incontro, una natura multiculturale legata alla sua naturale attitudine al confronto tra diverse identità culturali e sociali, che merita di essere valorizzata.

La città nella sua forma e consistenza si genera da processi culturali che richiedono azioni politiche, lontane dalle logiche dei soli eventi di grande risonanza, e mirati a un sistema ri-generativo della città.

Nel momento in cui i valori delle nostre città sono messe a dura prova dalla crisi pandemica occorre chiedersi se queste possano tornare ad essere luogo inclusivo di cittadinanza aperta, se i luoghi urbani possano diventare spazi di valori condivisi, conoscenza e innovazione.

Mettere in campo azioni puntuali di conoscenza della città significa puntare su politiche dettate da competenza e consapevolezza. I big-data da una parte, gli scambi e le relazioni dall’altra sono in grado di produrre conoscenza. Una conoscenza accessibile a tutti, rimarcando il diritto di utilizzo diffuso dei contenuti che la città stessa produce. La conoscenza è necessaria per chiedere la collaborazione da parte dei cittadini nei processi di governance, di sviluppo culturale, sociale ed economico.

La conoscenza della città e la città della conoscenza sono i presupposti per creare cittadinanza consapevole.

Occorre dunque lanciare una GRANDE CAMPAGNA DI ACCESSIBILITÀ ALLA CULTURA

Cultura e scuola sono stati gli ambiti più danneggiati dalla pandemia, e sono i due ambiti cruciali per la costruzione di comunità, di coscienza civica e di perequazione sociale.

Il Comune deve sostenere e co-progettare con le istituzioni, i presidi e gli operatori culturali un’efficace e capillare campagna di “primo accesso” all’esperienza culturale su tutto il territorio metropolitano. L’Amministrazione deve elaborare politiche, in particolare destinate a giovani e fasce deboli di popolazione, che risolvano:

A) i vincoli materiali: la cultura deve essere diffusa con continuità nello spazio e nel tempo su tutto il territorio metropolitano e nel corso dell’intero anno secondo logiche pluraliste, economicamente sostenibili e verificabili a livello di impatti socio-culturali: dobbiamo smarcarci da una concezione superficiale che considera esclusivamente l’EVENTO e dobbiamo invece concentrare energie e risorse nella creazione di una infrastruttura culturale solida, pervasiva, continuativa.

Il consolidamento di una vera infrastruttura culturale organizzata ci renderà anche maggiormente attrattivi per un turismo di qualità.

Tra le azioni possibili per riuscirci:

  • Sfruttare la mappatura sistematica del territorio per sostenere e rilanciare l’esistente (biblioteche, cinema e teatri di quartiere, centri sociali e formazioni spontanee, includendoli all’interno della campagna di supporto alla fruizione);
  • sostegni infrastrutturali e finanziari volti all’apertura di nuovi centri polifunzionali attraverso il recupero di aree dismesse finalizzate anche al coinvolgimento e al miglioramento della qualità della vita della comunità residente che potrà diventare principale fruitrice dei servizi proposti, perché la città sia pronta ad accogliere turisti ma soprattutto ad abbracciare ed includere chi ci vive.
  • sostegni diretti e indiretti (incentivi, tax-credit, detassazione) per favorire l’apertura di nuove attività commerciali a base culturale (librerie, gallerie, cinema, locali e club, sale prove) perché i presidi culturali devono essere visibili, devono permeare la città tanto che residenti e turisti devono letteralmente trovarseli davanti agli occhi! Questo ci aiuterebbe anche a presidiare in modo sano la città: se, ad esempio, in via Petroni avessimo attività di questo tipo, i problemi dello spaccio e del degrado si ridurrebbero enormemente.

B) i vincoli economici: la cultura ha un valore socio-economico e non deve essere per forza gratuita, ma quel valore deve essere innanzitutto percepito e compatibile con le capacità di spesa di tutti: c’è un diritto alla cultura che viene costantemente violato per le fasce più svantaggiate. Garantire a tutti il “primo accesso” è un passaggio essenziale per generare il circolo virtuoso dell’”addiction culturale”: quando inizi a leggere, poi non smetti; quando inizi ad andare al cinema o a teatro, poi non smetti. La cultura è nutrimento dal quale, poi, non si può più prescindere.

Tra le azioni possibili per riuscirci:

  • Investimento finanziario: elaborare una formula locale di “bonus cultura” a livello metropolitano, non solo per i 18enni, modulata e diffusa a tappeto nelle scuole primarie e secondarie, agendo sul singolo ma anche sulle micro-comunità (la classe, la famiglia);

  • Sostegno indiretto dei costi “accessori” di consumo culturale (ad es. parcheggi, mezzi di trasporto, babysitting, gratuità per i figli, sgravi per i residenti che accedono a musei e mostre).

C) vincoli cognitivi: la cultura ha tante sfaccettature che vanno dal mero intrattenimento alla ricerca spinta, che se non accompagnata correttamente rischia di essere estremamente elitaria: tutti possono/devono sentirsi “all’altezza” di approcciarsi a questi luoghi ed esperienze, progressivamente

Tra le azioni possibili per riuscirci:

  • formazione/professionalizzazione degli operatori culturali;
  • programmi di educazione alla visione e all’ascolto, attività elaborate direttamente all’interno delle iniziative, collaborazione con le scuole primarie e secondarie (ma anche life-long learning per adulti e anziani);

  • esperienze informali sulle direttrici quotidiane dei non-fruitori in luoghi non convenzionali, aumento dei luoghi-spot culturali.

RILANCIO DELLA RETE DEL CONTEMPORANEO

L’Amministrazione deve sostenere e rilanciare la rete dei festival, delle esperienze e delle istituzioni culturali pubbliche e private d’eccellenza, riconosciute a livello internazionale.

Istituzioni che producono cultura e linguaggi contemporanei; in particolare, va incentivata l’esplorazione del nuovo in tutte le forme del pensiero: musica, cinema, performing arts, letteratura e fumetto, architettura e design, reinterpretazione dell’arte antica, valorizzazione della cultura scientifica, politica, antropologica.

BOLOGNA È BOLOGNA PERCHÉ HA SEMPRE SAPUTO ESSERE CONTEMPORANEA,

capace di accogliere, produrre e trasmettere cultura diffusa, plurale, “critica” e non allineata anche e soprattutto grazie al connubio con l’Università.

Queste atmosfere e capacità generative sono state progressivamente smantellate dagli anni duemila e in particolare minate nell’ultimo quinquennio da politiche di “silenziamento” e normalizzazione in favore di un marketing spicciolo legato al turismo “mordi e fuggi”

Se non si produce cultura “nuova” (e si guarda solo al cibo, alla “museizzazione” del passato o – nel migliore dei casi – a far girare cultura prodotta altrove) Bologna si atrofizza, perde le sue connessioni internazionali, diventa come qualsiasi altra città: anche gli stessi turisti, che ancora vengono inseguendo quell’aura del passato, si ritrovano senza riferimenti culturali efficaci.

Per riposizionare la città in queste traiettorie europee, ma anche tornare a distinguersi a livello italiano come laboratorio culturale a cielo aperto, il Comune deve essere centrale nella messa a sistema di questo mix di grandi istituzioni pubbliche, festival e realtà ad iniziativa privata associazionismo/spontaneismo giovanile, coltivato dentro e fuori dall’Università.

Tra le azioni possibili per riuscirci:

  • investire risorse economiche sulle pratiche di produzione e sperimentazione, anche se apparentemente a fondo perduto;
  • Premiare/incentivare il professionismo in ambito culturale e stabilizzazione dei lavoratori della cultura, attraverso forme di sostegno indiretto alle imprese culturali (ad es. tax-credit e abbattimento dei costi di funzionamento e promozione).
  • De-burocratizzare le pratiche di organizzazione e realizzazione di eventi culturali (deroghe e semplificazione dei processi autorizzativi)

CO-PROGETTAZIONE CON UNIVERSITÀ, FONDAZIONI E FILANTROPIA

Per le attività di sostegno all’offerta culturale e alla produzione di cultura servono risorse.

Risorse che sono un investimento, fortemente orientato e verificato attraverso logiche di misurazione dell’impatto quali-quantitativo. Queste visioni e parametri devono essere condivisi insieme ai principali interlocutori socio-economici: Università, Fondazioni e Filantropia affinché ci sia una centralità dell’Amministrazione Comunale nella guida delle iniziative a favore del territorio.

Questi preziosi interlocutori possono essere coinvolti e convinti solo attraverso solidità e credibilità dell’interlocutore pubblico, co-progettando iniziative e soluzioni all’interno di valori e orizzonti condivisi.

Alcune azioni possibili:

  • Co-progettare la gestione della popolazione universitaria, in tema di alloggi, qualità della vita e occasioni di socialità dei giovani che necessitano di vivere la città dove hanno scelto di formarsi, dove creano indotto, in cui devono sentirsi parte di una comunità e non una comunità a se stante e “rigettata” dai locali.
  • Creare laboratori triangolari multidisciplinari tra Comune e Università per nuove prospettive di sviluppo della città: processi orizzontali che potrebbero alleviare il Comune da spese di consulenze esterne, dare alla ricerca prospettive più concrete di realizzazione, creare sbocchi occupazionali per giovani ricercatori e neolaureati;
  • Agevolare la fruizione delle proposte culturali della città per il pubblico degli studenti, con una partecipazione attiva dell’Università nel farsi veicolo e diffusore di determinate proposte e nel riservare incentivi specifici.

PERIFERIE: nelle città gli spazi più ricchi di fermento sono le periferie, libere di reinventarsi, con una composizione sociale giovane ed eterogenea. La cultura deve essere presidio sociale ed ambire a trascinare e influenzare le dinamiche creative per farle diventare volano per l’intera città.

NON SOLO FRUIZIONE MA PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE: va evitato il rischio della città contenitore intesa come bacino di attività pensate per le dinamiche “consumer” del piano turistico o di solo intrattenimento. Il passaggio da centro di fruizione ad innovativo centro di produzione passa dall’immaginare intere filiere di un’industria creativa in grado di dare lavoro agli artisti e alle maestranze della cultura.

NO AL PRECARIATO: dare valore ai lavoratori della cultura. lavoratori della Cultura hanno subito in questa pandemia l’ingiustizia più grande che potesse essergli riservata. Non solo hanno dovuto sopportare – come tutti – i sacrifici del lockdown e delle regole anticovid, non solo hanno dovuto rinunciare al loro lavoro, ma hanno scoperto di non esistere come categoria professionale per lo Stato.

E’ questo è mortificante.

Molto su questo è stato detto e molte sono state le mobilitazioni da parte dei sindacati, dalle manifestazioni in Piazza Maggiore della Cgil del maggio scorso, fino ai bauli in piazza a Milano e a Roma.

Poco o niente è stato fatto per dar loro una risposta. Il problema dei lavoratori della cultura è prioritariamente legato al fatto che essi non vedono riconosciuto alcun ammortizzatore sociale. Semplicemente, non esistono in caso di crisi. Al di là dell’ultra-precariato, dell’intermittenza e in alcuni casi del lavoro volontario di molti artisti, il fatto che nessun contributo di disoccupazione sia previsto per un attore, musicista o artista è cosa molto preoccupante per il nostro Paese. Un segnale di mancanza di civiltà. Per un attore che lavora 150 giorni all’anno, vedersi riconoscere un contributo di disoccupazione che oggi rivendicano come Reddito di continuità significa semplicemente poter continuare o rinunciare a fare quel lavoro stesso.

In molti, infatti, sono gli artisti costretti a fare altri lavori; il proprio lavoro corrisponde più a un hobby che a un indotto economico. E tutto ciò va a scapito della qualità professionale e artistica.

Per tali ragioni, Bologna deve farsi promotrice di un processo teso a creare gli strumenti di riconoscimento delle categorie salariali, rispetto dei contratti nazionali da parte di tutti i datori di lavoro, siano esse fondazioni, istituzioni, cooperative o associazioni – e soprattutto creazione di un reddito di continuità per gli artisti. Molto almeno sulla carta è stato fatto, ma tutto dipenderà da quanto questi auspici diventeranno effettivi, perché non c’è cultura né arte né spettacolo senza il giusto riconoscimento del lavoro. Va aperto un tavolo con i principali attori, il sindacato e gli operatori perché Bologna possa dare un contributo anche sul piano regionale e nazionale alla risoluzione di questa impasse.

Il prodotto e il produttore dell’arte è l’artista stesso; se l’artista non è riconosciuto per il suo valore allora non c’è la cultura.

al contempo va stigmatizzato il precariato di cui molti operatori del settore continuano ad essere vittima.

FINANZIAMENTI EUROPEI: esistono assi di finanziamento europei, come Horizon Europe. Al cluster 2 – Culture, creativity and inclusive society – ai quali sono destinati svariati milioni di euro, con l’intento di ravvivare, valorizzare e promuovere le tecniche di produzione artigianali tradizionali e combinarle con le nuove tecnologie emergenti. A questi fondi vanno aggiunti quelli che proverranno dal Recovery Fund e dal Next Generation UE, che proprio nella proposta italiana redatta da Mario Draghi investe prioritariamente sul settore culturale e turistico del Paese.

RUOLO DELL’UNIVERSITÀ: Bologna città universitaria, creativa e vivace per natura, con circa 70.000 studenti, e con un ingaggio turistico di primaria importanza nel panorama nazionale, ha tutti i numeri per diventare un centro europeo di progettazione e creazione. Bologna, forte della presenza dell’Università e dei suoi ricercatori, non può farsi trovare impreparata a questa sfida e deve investire nella ricerca nel settore della cultura.

LA CITTÀ DELLA MUSICA. Vanno create le condizioni che consentano alle etichette indipendenti di rinascere, vanno progettate infrastrutture ad hoc, come sale prove e centri di produzione musicale, in  modo che i musicisti possano cominciare ad esprimersi di nuovo come hanno già fatto in passato nella nostra città (da Mozart fino a Cesare Cremonini). Vanno potenziate la sale di ascolto, il clubbing, non solo quello mainstream dei grandi eventi, ma anche quello fatto di locali piccoli, dove possa esserci uno scambio artistico e intellettuale. Un quartiere come la Bolognina potrebbe prestarsi a diventare, con la zona della trilogia del Navile, l’equivalente bolognese di Schöneweide (Berlino) o Brixtone (Londra).

Una vera CASA della MUSICA che divenga luogo di produzione e divulgazione, di studio e specializzazione ad esempio, un polo all’avanguardia sulla creazione di colonne sonore.

UNA NETFLIX CINEMATOGRAFICA AL RAVONE. La zona del Ravone sulla quale oggi esiste una progettazione dello spazio Dumbo votata principalmente all’intrattenimento, esprime potenzialità inesplorate. Gli enormi capannoni possono essere pensati come studios cinematografici di realtà creative bolognesi ed è possibile avviare partnership distributive con le grandi piattaforme web come Netflix, Sky Cinema o Amazon Video, fondamentali per dare strutture e gambe al progetto. I laureati in scienze umanistiche potrebbero essere coinvolti in una scuola di specializzazione in sceneggiatura cinematografica, dalla quale far emergere le proposte più innovative sui contenuti, e al contempo lavorare su altre scuole per attori, magari coinvolgendo quelle che già ci sono, come la Galante Garrone.

LA BOLOGNA SLOW DEL TURISMO. Bologna Welcome ha dettato negli ultimi dieci anni la linea sul turismo, con scelte improntate su una politica promozionale della città stile “mordi e fuggi”. Così come appare assodata la città del turismo da weekend con permanenze da “toccata e fuga” con Airbnb. Anche l’offerta culturale ha seguito questo tracciato, per trattenere il turismo low cost senza sviluppare una strategia sugli asset strategici, come Bologna City of Music e la Bologna dei Teatri, quella del patrimonio monumentale e paesaggistico. Serve un’offerta capace di incentivare un turismo disposto a spendere un po’ di più e a soffermarsi maggiormente in città, recuperando il concetto di turismo slow in grado di poter restituire la bellezza e l’unicità della città agli occhi del mondo. Al contrario dell’ottica del consumer, il turista deve essere incentivato a rimanere in città e non a usare Bologna come fermata tra l’aeroporto e Firenze, l’aeroporto e Venezia, l’aeroporto e Milano.

Bologna come punto di arrivo, non solo come terra di passaggio.

SPETTACOLO DAL VIVO: la Bologna dello spettacolo dal vivo è basata su sistemi larghi, spesso disorganizzati e non collegati dal punto di vista della programmazione dell’offerta al pubblico e in frequente competizione tra loro. Così, ad una offerta culturale ampia e di tutto rispetto, manca una matrice unica che definisca una strategia condivisa. Per questo occorre fare rete tra le principali istituzioni culturali e porre attenzione alle realtà tutte, da quelle istituzionali a quelle emergenti e underground, incentivando i processi di ibridazione e co-produzione. Serve una economia di condivisione che incentivi lo spettacolo dal vivo non solo economicamente, ma con la messa a disposizione di infrastrutture in grado di agevolarne la creatività per raggiungere un pubblico più ampio.

SPORT

Bologna è città di sport e dovrà diventare riferimento nazionale ed internazionale in questo senso, nei prossimi anni.

È necessario, anzitutto, da parte delle Istituzioni, diffondere e promuovere con sempre maggiore impegno l’importanza della pratica sportiva sia amatoriale che professionistica.

Praticare uno sport, di squadra o individuale, favorisce e incentiva meccanismi di inclusione sociale, in particolare nei giovani e negli adolescenti. Non solo: Sport è Salute e Inclusione.

Lo sport favorisce anche l’acquisizione di un bagaglio di principi e valori fondamentali per la nostra vita di cittadini: attraverso lo sport s’impara il rispetto per gli altri e per gli avversari, s’impara a collaborare e si promuove la cultura del rispetto delle regole. Considerata, dunque, la valenza fortemente educativa dell’attività sportiva, l’amministrazione comunale deve prendersi in carico politiche pubbliche di sostegno e promozione dello sport e di tutti i soggetti, in senso quanto più inclusivo possibile, che si occupano di attività sportiva a Bologna.

INVESTIRE ANCHE SUGLI ALTRI SPORT Bologna è calcio e basket, sicuramente: i centododici anni ben portati dal Bologna Football Club, una squadra storica del calcio italiano, da un lato e la Fortitudo e la Virtus, dall’altro, due società che animano da mezzo secolo una rivalità tutta bolognese e che per lunghi periodi hanno militato al vertice della massima serie italiana sono i fiori all’occhiello dello sport cittadino. È però assolutamente cruciale investire sugli sport che rischiano di essere considerati ‘minori’, ma tali non sono, e fare in modo che sempre più persone si avvicinino a tutti gli sport, o meglio, che pratichino attività sportiva.

È fondamentale ristrutturare e tenere manutenute le strutture pubbliche. Il Comune di Bologna è proprietario di circa cinquanta impianti sportivi: alcuni comunali e altri di Quartiere.

Occorre avanzare un GRANDE PIANO DI RIQUALIFICAZINE DELLE STRUTTURE SPORTIVE perché nella qualità degli spazi si possono realizzare attività di grande impatto sociale ma anche importanti iniziative che diventano un momento di socialità, competizione ed indotto estremamente importante.

Molte strutture del Comune di Bologna si trovano in uno stato manutentivo non ottimale e su questo abbiamo bisogno di fare un salto di qualità nei prossimi anni, investendo di più e meglio le risorse in particolare per dare alle società di spazi idonei e funzionali.

UN NUOVO REGOLAMENTO DELLO SPORT. Abbiamo inoltre bisogno di un Regolamento dello sport aggiornato e rivisto, che sia chiaro ed esaustivo per tutti i soggetti coinvolti.

Attraverso una rinnovata collaborazione con i quartieri, vi è la necessità di fare un’analisi attenta del territorio e verificare le reali esigenze di spazi per lo sport e le attività da svolgere al loro interno che permetterebbe di dirottare le risorse in maniera mirata e adeguata, in relazione anche al compito sociale dello sport e non solamente all’attrattiva delle società e alla loro esigenza di avere un rientro economico.

INCLUSIONE DI TUTTE LE REALTA’ SPORTIVE. Dire ‘grazie’ alle tante realtà che in questi anni hanno animato e lavorato per lo sport nella nostra città non basta: dobbiamo fare in modo che tutte le società sportive si sentano pienamente integrate nel sistema sportivo bolognese, adeguatamente rappresentate e coinvolte nei processi decisionali (tramite organi come la Consulta comunale dello Sport), e lavorare affinché gli impianti sportivi siano idonei rispetto alle attività che ivi si svolgono, sfruttati a pieno e adeguatamente manutenuti.

INCENTIVI ALLE PISCINE E PALESTRE PRIVATE Le palestre, le piscine, i centri fitness privati sono stati pesantemente colpiti dall’emergenza sanitaria e costretti a chiusure molto lunghe. Occorre sostenere queste strutture, anche per mantenere i posti di lavoro ad esse collegati. Ipotizziamo una riduzione delle imposte comunali per queste strutture e/o incentivi per sostenere il recupero dei notevoli profitti persi.

LO STADIO. Il nuovo Stadio si farà. E’ importante fornire una struttura adeguata, innovativa e tecnologicamente avanzata per la squadra di calcio del Bologna, la squadra che tutti amiamo e per la quale tutti tifiamo. Valuteremo se al finanziamento già deciso all’interno del bilancio comunale sarà possibile aggiungere altre risorse o proventi ad esempio forniti dal settore privato in modo da alleggerire la quota pubblica, ma nessuno mette in discussione tale progetto.

Lo stadio dovrà essere utile per le partite del Bologna FC, ma dalla ristrutturazione dovrà configurarsi una infrastruttura funzionale alla città nel suo complesso e al quartiere, accessibile, che abbia ampi spazi e per le società sportive che attualmente operano al suo interno, che sia un luogo inclusivo per tutti e non esclusivo. Serve dare garanzie alle associazioni sportive, riqualificando gli spazi interni e lo spazio dell’antistadio, presente nel progetto, vista la presenza della pista di atletica e strutture per l’atletica leggera.

SPORT GRATUITO E DI PROSSIMITA’ PER BAMBINI E RAGAZZI A RISCHIO DI MARGINALITA’ Attraverso lo sport, infatti, si possono promuovere – in specie tra i bambini e gli adolescenti – pratiche di impegno, cultura della legalità, rispetto delle regole e solidarietà. Numerosi messaggi positivi possono essere veicolati dallo stare insieme, cosa che l’attività sportiva – come poche altre – sa garantire. Ma, praticare uno sport costa. Molti bambini e ragazzi, appartenenti alle fasce più in difficoltà della nostra città, in condizioni di fragilità economica e sociale, non possono permettersi di fare sport. L’impossibilità di fare sport per le ragazze e i ragazzi della fascia fragile della nostra città contribuisce ad acuire le disuguaglianze e le marginalità. Per questo occorre un contributo dell’amministrazione comunale agli utenti, a partire dalle famiglie segnalate ai servizi sociali, le scuole del territorio, i quartieri, le associazioni sportive. Palestre e spazi sportivi ‘di prossimità’ dovranno essere adeguati e rimodernati, con l’obiettivo di ospitare i ragazzi in spazi senza barriere architettoniche, completamente accessibili, ammodernate ed efficienti, e rinnovate sia nei servizi (spogliatoi e bagni) sia nelle attrezzature.

RAFFORZARE LO SPORT PER LA TERZA E QUARTA ETA’. L’età media si allunga nella nostra città, sia per gli uomini che per le donne, e la qualità della vita quando si è anziani è molto importante. Lo sport consente di mantenere stili di vita sani nel corso del tempo e di prevenire disagi e malattie. Le relazioni sociali che poi è possibile sviluppare quando ci si incontra durante attività di ginnastica dolce o altre attività sono un altro tassello importante della vita di ognuno di noi anche nella fase più avanzata dell’età.

SICUREZZA E CULTURA DELLA LEGALITÀ

Da troppo tempo, soprattutto nel campo del centrosinistra, si è equivocato sul concetto di sicurezza associandolo al rigore cieco e fine a sé stesso, all’incomprensione per il disagio sociale che si cela dietro a fenomeni di emarginazione, o peggio ancora lo si è posto in contrasto con i valori dell’accoglienza e dell’integrazione. Occorre, da questo punto di vista, rendere chiara la nostra idea di amministrazione e la nostra proposta politica per Bologna: garantire ai cittadini di vivere in un contesto dove le regole di convivenza civile vengono pienamente rispettate.

Per prima cosa occorre comprendere come possiamo approcciare la devianza per trasformare il disagio in impegno collettivo e condiviso: come intervenire in modo efficace e duraturo sull’inclusione dell’emarginazione.

Rispetto delle regole e recupero sociale della devianza: senza la sinergia programmatica di questi due aspetti, ogni soluzione diventa momentanea e non efficace nel lungo termine.

Vogliamo una città vivibile, bella e decorosa, nella quale l’emarginazione, l’alienazione e la devianza vengono riassorbite nel tessuto sociale in modo positivo, creando opportunità sane e percorsi di recupero efficaci.

Questo è un vero e proprio traguardo progressista, finalizzato all’eguaglianza sociale dei nostri cittadini.

UNA CITTA’ SICURA: 250 NUOVI AGENTI DI POLIZIA MUNICIPALE IN 5 ANNI

L’intreccio tra politiche di sicurezza e di inclusione, tra il rispetto comune delle regole e la libertà nella responsabilità sarà la cifra della nostra amministrazione. A essere colpiti dal mancato rispetto delle regole, infatti, sono soprattutto i soggetti più deboli: anziani, residenti nelle aree critiche della città (molte zone della periferia o la zona universitaria in centro), fasce meno abbienti: persone che non potrebbero proteggersi da sé, né potrebbero facilmente cambiare abitudini o trasferirsi a fronte di problematiche di civile convivenza.

Negli ultimi mesi, l’assunzione di 70 nuovi agenti della polizia municipale rappresenta un aiuto concreto per il presidio del territorio, quantomai necessario anche in ragione del contrasto ai comportamenti irresponsabili verso la prevenzione dei contagi da Covid-19, ma anche per una più tempestiva risposta alle numerose sollecitazioni dei residenti. Servirà rafforzare e accompagnare questo primo passo con l’assunzione costante di 50 nuovi agenti di Polizia Municipale all’anno (250 in un mandato amministrativo) adeguando Bologna altre città d’Italia di grandezza simile.


UN NUOVO PATTO DI COLLABORAZIONE CON LE FORZE DELL’ORDINE, la Prefettura e l’autorità giudiziaria: è solo così, con una spinta forte e decisiva dell’amministrazione comunale, che si potranno finalmente risolvere situazioni di storica criticità, dalle zone di spaccio di stupefacenti a cielo aperto a quelle dove avviene il maggior numero di reati di microcriminalità.

VALORIZZARE IL RUOLO DEI COMITATI DEI CITTADINI

Un aspetto fondamentale nell’affrontare il tema della sicurezza urbana sarà senz’altro rappresentato dal confronto assiduo con i comitati di cittadini e i gruppi informali di residenti e commercianti. Al riguardo, va rafforzata ulteriormente la capacità di recepire i rilievi avanzati dai singoli cittadini, a partire da un potenziamento del sistema di segnalazione dei problemi (CZRM) nei Quartieri e dalla predisposizione di nuove forme all’avanguardia, ad esempio implementando apposite app sulla scia di altre realtà europee. Il ruolo dei comitati dev’essere valorizzato sia coinvolgendone i componenti nell’assetto istituzionale nel territorio (ad esempio, con apposite commissioni su scala circoscrizionale), sia potenziando i canali di pronto intervento in presenza di segnalazioni ripetute. Inoltre, tali soggetti informali meritano una ulteriore inclusione, sempre su scala di Quartiere, tramite la stipula di patti di collaborazione dove siano messi nero su bianco da un lato il loro impegno nel presidio e nella riqualificazione del territorio, dall’altro un sostegno concreto e tangibile, anche da un punto di vista economico, da parte dell’Amministrazione.

POTENZIAMENTO DEL SISTEMA DI VIDEOSORVEGLIANZA PUBBLICA

Contiamo di investire ogni anno 1,5 milioni di euro per dotare la nostra città di un sistema di videosorveglianza avanzato dal punto di vista tecnologico, che permetta un coordinamento con le forze dell’ordine e una copertura sempre più diffusa e capillare delle zone più critiche della nostra città. Un adeguato sistema di sorveglianza, infatti, aiuterà soprattutto in fatto di prevenzione di eventuali reati. Occorre inoltre lavorare per garantire condizioni di sicurezza non soltanto sugli spazi pubblici, ma anche, ad esempio, delle attività commerciali e degli spazi comuni dei condomini, come portoni d’accesso, atrii, cantine, giardini: per questo, costituiremo un fondo permanente di 1 milione di euro all’anno, ripartito in metà esatte tra condomini e attività commerciali, che possa dare un contributo significativo da parte dell’Amministrazione comunale a soggetti privati che vogliano installare sistemi di sicurezza negli edifici di loro pertinenza: oltre alla video-sorveglianza, saranno coperti da questo fondo anche interventi di adeguamento dei portoni dei condomini e delle saracinesche dei negozi.


PIU’ PULIZIA E DECORO URBANO

Un altro esempio di pratica di politiche di sicurezza integrata è quello che riguarda il decoro urbano e la cura dei muri: il fenomeno del vandalismo grafico è, infatti, oltre che un affronto nei confronti della bellezza della nostra città, un tema di sicurezza, percezione e cura dei nostri spazi comunali. Per questo, come già si è iniziato a fare, non basta intensificare il presidio delle forze dell’ordine o cogliere in flagrante chi vandalizza i muri della nostra città: serve, d’altro canto, una presenza massiccia di comitati di cittadini volontari dediti alla cura della città, e al contempo ingenti politiche pubbliche di sostegno alla pulizia e alla cura della città: in questo senso, la nostra proposta è di destinare una piccola parte delle entrate dovute alla ‘Tassa di soggiorno’ (circa 500.000 euro all’anno) a un programma di pulizia integrale del centro storico, promuovendo un’opera di pulizia continuativa e non episodica, che veda nella collaborazione tra pubblico e terzo settore la chiave di volta per rendere Bologna più bella, certo, ma anche più sicura.

PERCORSI CONDIVISI CON IL CARCERE E PERCORSI DI REINSERIMENTO SOCIALE dobbiamo coinvolgere ogni persona, non lasciare indietro nessuno, realizzare percorsi inclusivi e attività sane che impieghino persone attualmente emarginate, facendo sentire ogni individuo un elemento di ricchezza per la collettività.

Il CONTRASTO ALLE DIPENDENZE, alcool, droghe e gioco d’azzardo, nonché la prevenzione del disagio sociale derivante da questi consumi, costituisce uno dei punti cardine della sfida che siamo chiamati ad affrontare nei prossimi anni.  Con riferimento all’Alcool e alle droghe i dati ci raccontano di un cambiamento e un aumento nei consumi, in particolare rispetto alle droghe, che coinvolge sia i giovanissimi che gli adulti di diversa estrazione sociale. Il nostro impegno sarà quello di investire maggiori risorse economiche per potare avanti programmi mirati di contrasto alle dipendenze, attraverso sia la collaborazione con l’Università di Bologna, le realtà associative e del terzo settore già attive sul territorio comunale sia con l’Ausl attraverso i SerT.

FORMAZIONE MASSICCIA PER RAGAZZI E ADULTI SU ALCOL E DROGHE 

In una ottica di maggiore investimento, come quella su cui vogliamo puntare, si rende necessario intensificare le azioni e i percorsi all’interno delle scuole di ogni ordine e grado, dei centri di aggregazione giovanile e dei centri sportivi, che coinvolgano insieme studenti e famiglie, attraverso un approccio integrato e trasversale. Il progetto educativo “Io non ci casco” prevederà sia degli incontri mirati sui temi dell’abuso di sostanze e dell’utilizzo delle tecnologie con degli esperti sia dei momenti di condivisione cittadina utilizzando il teatro e il cinema come strumenti di conoscenza e di condivisione collettiva. Fondamentale, poi, la formazione per gli adulti. Tramite un accordo tra Comune di Bologna, Città Metropolitana, enti del terzo settore e aziende medio-grandi del nostro territorio sarà possibile realizzare specifiche giornate di formazione all’interno dei luoghi di lavoro sul tema dell’abuso di sostanze, al fine di attuare una maggiore e più efficace prevenzione, nonché contribuire al benessere sociale dei lavoratori.

BOLOGNA CITTA’ SLOT FREE

Uno degli obiettivi che ci siamo dati per i prossimi anni è quello di rendere Bologna una città Slot Free. Negli ultimi tre anni abbiamo assistito a un cambiamento molto importante in città grazie a scelte coraggiose e mirate che abbiamo messo in campo nel contrasto al gioco d’azzardo patologico.  L’impegno per i prossimi mesi sarà non solo di liberare la nostra città dalle cosiddette “macchinette”, ma di continuare ad investire maggiori risorse economiche nel percorso intrapreso con i cittadini, le scuole e i commercianti, orientato alla prevenzione e alla promozione delle esperienze positive di chi ha scelto di non installare le slot machine nei propri bar ed esercizi commerciali. Inoltre, è prevista la realizzazione di giornate formative e informative aperte alla cittadinanza in cui verranno coinvolti, oltre ai soggetti virtuosi del territorio, anche esperti e soggetti impegnati sul tema, al fine di acquisire una sempre maggiore conoscenza e consapevolezza del fenomeno.

SCUOLA DI LEGALITA’

Ci impegniamo a costruire una Scuola della legalità, un luogo fisico e digitale in cui ragazze e ragazzi insieme agli insegnanti e all’amministrazione comunale possano dare vita a un percorso condiviso di formazione, informazione, crescita e conoscenza e in grado di produrre proposte concrete da sottoporre all’attenzione del Consiglio Comunale. All’interno di questa Scuola i giovani avranno la possibilità di confrontarsi (attraverso l’utilizzo e la sperimentazione di linguaggi diversi, dalla scrittura, al teatro, al digitale) con altre esperienze, italiane, europee e internazionali, rispetto alle strategie di contrasto alle mafie e di promozione della cittadinanza attiva e responsabile. Il  progetto “Educalè”  avrà una veste tutta nuova: saranno infatti gli studenti e le studentesse delle precedenti edizioni a proporre una nuova narrazione del percorso e a intercettare i bisogni e gli interessi dei loro coetanei, per far sì che diventi un percorso di conoscenza e approfondimento ancor più condiviso con i destinatari del progetto.

BENI CONFISCATI

Un altro tema cruciale è quello della riqualificazione e riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata presenti in città. L’impegno sarà quello di ridare nuova vita e un nuovo valore culturale e sociale a queste strutture mettendole a disposizione di tutte le realtà associative presenti sul territorio comunale, in un’ottica di collaborazione, co-working e sinergia che abbracci sensibilità ed esperienze sempre più eterogenee e trasversali. I beni confiscati sono luoghi aperti di culture, di produzione di conoscenza e di esperienze nuove, come case di tutti i cittadini e cittadine, valorizzando il protagonismo civico, in cui condivisione, impegno civile e cultura della legalità siano i valori fondanti attraverso i quali si realizzi una concreta valorizzazione di un patrimonio molto importante e dove possano trovare spazio idee e buone pratiche amministrative e culturali.

MONDO DELLE PROFESSIONI E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

In un’ottica di sviluppo degli strumenti di prevenzione e protezione del nostro tessuto economico e sociale contro l’ingerenza e la diffusione di patrimoni di provenienza illecita, l’impegno sarà quello di sviluppare un Laboratorio metropolitano di formazione permanente sulla legalità e contrasto alle mafie, rivolto al mondo delle professioni e ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, attraverso lo sviluppo di un percorso formativo condiviso a livello di città metropolitana che si interseca con i piani formativi già previsti in tema di anticorruzione e trasparenza, rispondendo anche ad esigenze conoscitive specifiche, anche attraverso un maggiore e fattivo rafforzamento nelle relazioni con le forze dell’ordine, fondamentali nel contrasto alla criminalità organizzata, al riciclaggio e all’usura, nonché l’individuazione di azioni e strategie in grado di dare risposte concrete e soluzioni tempestive a fronte del verificarsi di situazioni di rischio.

RICERCA E UNIVERSITÀ

Nei prossimi mesi verrà eletto il nuovo Rettore o la nuova Rettrice dell’Università di Bologna; inizia una nuova era di altri sei anni che sarà ricca di innovazioni, siamo sicuri, sia sul piano della ricerca sia su quello della didattica. Tutto questo in contemporanea con l’avvio della nuova amministrazione comunale. Se verrò eletta Sindaca inaugurerò fin da subito una fase di grande collaborazione e scambio con l’Università in modo da sviluppare strategie e visioni congiunte. L’Università più antica del mondo e ai vertici delle classifiche mondiali per la qualità della ricerca e la capacità di innovazione dovrà rivestire un ruolo molto più forte e di assoluta centralità nel governo della città. Così come gli studenti italiani e stranieri che arrivano a Bologna pieni di speranza e di voglia di costruirsi un futuro dovranno trovare una città accogliente, non al di sopra delle loro possibilità economiche e ricca di offerte culturali. 

NUOVO PATTO COMUNE – UNIVERSITA’. Le sfide del futuro vanno affrontare insieme e tramite iniziative, accordi e patti collaborativi. Occorrerà uscire dalla pandemia insieme e pianificare la completa ripartenza di tutte le attività (didattiche, commerciali, culturali) secondo strategie congiunte. Anche sugli spazi per la didattica serve una maggiore cooperazione tra Università e amministrazione comunale in modo da individuare le soluzioni migliori. E anche sulla medicina di territorio, la medicina di base e l’assistenza domiciliare occorrerà costruire azioni congiunte tra città metropolitana, ospedale universitario (IRCCS Sant’Orsola), regione Emilia-Romagna e rete dei servizi. L’Università è da sempre integrata nella città e questa integrazione deve rimanere nel tempo.

UNA MIGLIORE MOBILITA’ PER GLI STUDENTI. Serve collegare le diverse sedi della didattica e della ricerca universitaria tramite un sistema migliore di trasporto (pensiamo ai Campus Terracini e Navile e al Caab).

RECUPERO AREE DISMESSE PER STUDENTATI PUBBLICI. Le aree dismesse come le caserme o altri edifici dovranno essere recuperati e ristrutturati in modo da garantire studentati accessibili agli studenti, mense e servizi di biblioteca o direttamente di aula. 

LA CITTA’ DELL’ECCELLENZA. Il polo cognitivo della città (dal Tecnopolo, al Sant’Orsola, al Polo Navile) dovrà essere ulteriormente valorizzato in modo da proiettare l’Università e la città di Bologna ai livelli più alti della ricerca e dell’innovazione tecnologica. Bologna intesa come città e come Università dovrà essere in tutto e per tutto un player internazionale in grado di competere con le città metropolitane e le Università più avanzate del mondo. I finanziamenti straordinari del PNRR dovranno essere utilizzati proprio a questo scopo.

GRANDE PIANO CASA PUBBLICA: ABITARE BOLOGNA

Aumentare l’offerta abitativa per rispondere ad un’aumentata domanda di casa che vede il bisogno concentrarsi, soprattutto, nelle giovani coppie e nelle famiglie che non possono permettersi affitto a prezzi di mercato. Questo è possibile attraverso:

  • il rilancio dell’edilizia popolare come fondamentale dispositivo di welfare abitativo e promuovere un grande piano della casa pubblica anche utilizzando risorse europee del recovery found;
  • il recupero di tutti gli alloggi pubblici ancora da ristrutturare con interventi di manutenzione e ripristino;
  • la riqualificazione di immobili pubblici dismessi per destinarli ad uso abitativo, con canoni sociali concordati;
  • la predisposizione di bandi pubblici per rigenerare aree e immobili esistenti dismessi, favorendo così, nuove modalità abitative basate sulla condivisione e sulla solidarietà, realizzando progetti di abitare collaborativo e co-housing;
  • Prevedere, nel pieno rispetto di una pianificazione urbanistica armonica e con elevati standard ambientali, la possibilità di nuovi insediamenti di edilizia sociale e pubblica all’interno delle aree ex militari;

SOSTEGNO ALL’ABITARE

Il tema della casa in affitto è centrale nel definire il problema casa in città ed è per questo necessario non lasciare soli i bolognesi e coloro che abitano la città, che hanno e avranno difficoltà a sostenere il canone di locazione negli alloggi di affitto privato, attraverso:

  • pieno utilizzo dei fondi affitto a disposizione, con risorse aggiuntive del bilancio comunale utilizzando iter veloci, semplificati, trasparenti ed equi;
  • sostegno ai canoni concordati con conferma degli incentivi tributari comunali e con incentivi a chi trasforma contratti da libero a concordato;
  • incentivo e sgravi IMU per i locatori che procedono alla rinegoziazione dei contratti a canone concordato con riduzione dei canoni a vantaggio di famiglie, lavoratori e studenti;

QUALITÀ DELL’ABITARE

È assolutamente necessario riqualificare gli immobili di edilizia pubblica per ridurre le spese energetiche e altre utenze degli inquilini anche al fine di rendere non energivoro e maggiormente sostenibile il patrimonio pubblico anche tramite il meccanismo del super bonus 110%.

Per questo è necessario:

  • proseguire nell’impegno per il superamento delle barriere architettoniche negli immobili ERP per consentire ad anziani e disabili una vita sociale attiva e serena;
  • incentivare le installazioni di dispositivi servoscale e ascensori anche sul patrimonio immobiliare privato con contributi ad hoc.

SERENITÀ E ABITARE

Fornire alloggi e riqualificarli non basta, infatti, servono interventi atti a:

  • Migliorare la qualità della vita degli abitanti dei comparti di edilizia pubblica costruendo progetti insieme a soggetti del terzo settore, volti ad incrementare scambi e relazioni e quindi integrazioni tra persone e territorio;
  • Introdurre figure specializzate come Mediatori Sociali e Facilitatori di Comunità che possano costruire e sviluppare insieme agli inquilini e alla comunità allargata, reti collaborative e solidali per contrastare marginalizzazioni e prevenire l’illegalità;
  • Riservare grande attenzione alla modalità di assegnazione degli alloggi ERP, utilizzando anche strumenti scientifici di mix sociale che consentano il giusto equilibrio tra nazionalità, generazioni e redditi, all’interno dei vari comparti;
  • Aumentare controlli su illegalità e rispetto delle regole condominiali con l’utilizzo di personale predisposto e preparato alla gestione e alla risoluzione dei conflitti;
COMMERCIO

Una città non può dirsi tale senza commercio e pubblici esercizi. Ai commercianti dobbiamo assicurare un contesto sicuro, pulito e decoroso dove svolgere il proprio lavoro. Commercio, sicurezza e decoro sono intrinsecamente legati e interdipendenti: il rispetto delle regole del vivere comune e l’impegno di tutti per il decoro urbano sono essenziali per la qualità della vita cittadina.

SOSTEGNO DEL COMMERCIO cittadino di prossimità e dell’impresa bolognese con premi e riconoscimenti ad hoc, come “La Bologna che premia” o “Startup per Bologna 2025”.

ACCESSIBILITÀ AI LUOGHI: occorre equilibrio tra mobilità sostenibile e trasporto pubblico da un lato e possibilità per i cittadini di poter accedere alle attività commerciali.

VALORIZZAZIONE DI INTERPORTO: come asset strategico per il Comune e per la promozione, all’interno del sistema della logistica urbana, di una logistica condivisa per il commercio del centro storico riducendo il “carico” di mezzi all’interno della città, con progetti e servizi innovativi.

CARICO E SCARICO: facilitare gli esercenti, attraverso accessi mirati che non siano penalizzanti per chi deve lavorare.

PIANI DI VALORIZZAZIONE COMMERCIALE: nuovi bandi pubblici per finanziare progetti specifici e riduzione della tassazione locale per le nuove attività commerciali, con particolare attenzione a quelle che aprono nelle periferie della città.

TURISMO

Il turismo è motore indispensabile per l’economia di un territorio poiché contribuisce in maniera significativa alla produzione di reddito e di posti di lavoro, non solo all’interno del comparto stesso: rilevanti sono infatti le ricadute positive sugli altri settori.

La quota di PIL attivata direttamente ed indirettamente dal comparto turistico è superiore al 13%.

La domanda turistica bolognese ha vissuto una dinamica di sviluppo rilevante.

Andando oltre il confine comunale, la destinazione turistica rappresenta un nucleo di aggregazione formidabile per vivere e per scambiare informazioni ed idee; lo sviluppo della mobilità e dei trasporti consente, sempre più, di giocare il ruolo di “centro di aggregazione internazionale” dove le persone si trasferiscono conoscenze, esperienze tecniche, vendono/acquistano beni e servizi, trascorrono il loro tempo libero e approfondiscono aspetti artistici, culturali e non solo.

La crisi pandemica ha completamente devastato il settore. Bologna ha registrato nel 2019 oltre 3 milioni di pernottamenti con una crescita annuale superiore al 4%. Il medesimo dato al termine del 2020 è crollato di oltre il 60% arrivando a percentuali di decrescita ben maggiori se si analizza unicamente il mercato estero.

Anche le rilevazioni dei primi mesi del 2021 proseguono nel trend negativo confermando come la ripresa di questo comparto sia fisiologicamente lenta e necessiti di specifici sostegni.

Conseguentemente è necessario predisporre per il comparto azioni a sostegno per il breve periodo che aiutino le imprese a sopravvivere in attesa del ritorno alla normalità – onde evitare che Bologna si trovi svantaggiata al termine della pandemia o registri una pericolosa perdita di competitività – e una programmazione strategica per il medio/lungo termine.

Azioni possibili:

  •   prevedere per il biennio 2022/2023 forme di fiscalità locale agevolata, adeguate e continuative;
  •   lavorare per il ri-posizionamento della destinazione anche attraverso uno stanziamento di risorse straordinario che sostenga la creazione di prodotti turistici ad hoc e la necessaria campagna di comunicazione;
  •   consolidare e tutelare la destinazione turistica Bologna caratterizzata dalla presenza di un organo di governo dotato di pieni poteri di indirizzo, di coordinamento e di controllo e di un organismo tecnico-operativo che attui la strategia di sviluppo territoriale sostenendo e rafforzando il sistema di reti;
  •   i segmenti fieristico e congressuale sono fisiologicamente i comparti con maggior ricaduta economica positiva per una destinazione. Nello specifico, è necessario sostenere da un lato la ripartenza del quartiere fieristico e dall’altro incentivare il MICE. Si tratta per Bologna di un prodotto che ha ancora ampi margini di crescita ma è necessario agire su due piani: da un lato rivedere le sinergie territoriali regionali in una logica di sviluppo e tutela locale, dall’altro stanziare specifiche risorse parametrate sulla numerosità del congresso stesso, finalizzate ad abbattere parte dei costi;
  •     consolidare il ruolo cardine di incoming dell’aeroporto. Realtà determinante, nel recente passato, sia per l’avvio di Bologna come destinazione turistica leisure sia per l’arrivo e lo sviluppo dei flussi esteri;    
  •   è necessario avviare un ragionamento condiviso circa l’utilizzo delle risorse generate dall’imposta di soggiorno tornando ad una maggior condivisione e trasparenza oltreché coerenza con quanto previsto dal regolamento;   
  •   la sostenibilità è elemento irrinunciabile come fattore per la competitività della destinazione. Attuare politiche di tutela e valorizzazione al fine di aumentare l’attrattività del patrimonio ambientalistico, artistico e culturale.
QUARTIERI E GOVERNANCE METROPOLITANA

La città metropolitana è la nostra frontiera: ogni azione amministrativa in grado di migliorare la vita dei bolognesi, non è pienamente efficace se le medesime soluzioni di qualità non possono essere garantite a tutti i cittadini dell’area metropolitana bolognese.

Dalla qualità del trasporto pubblico, passando per la realizzazione di infrastrutture efficaci in grado di avvicinare anche le zone più periferiche, la garanzia di poter usufruire di servizi di qualità, e financo di poter accedere a servizi educativi gratuitamente (asili nido), sono solo alcuno degli aspetti che ci consentiranno di vincere la sfida di Bologna Città Europea.

Bologna è poi la città di tutti coloro che ci nascono o che la scelgono per vivere: le comunità straniere saranno parte integrante di percorsi di inclusione e riscatto, nelle periferie come in centro. Investiremo sull’accoglienza diffusa dei migranti, che ad oggi fanno dell’Area Metropolitana di Bologna un benchmark nazionale con oltre 900 posti nel SAI (Sistema Accoglienza Integrato), caso unico in Italia, e siamo pronti a collaborare con il Viminale e la Prefettura per superare il modello di grande accoglienza come il CAS di Via Mattei, dove ad oggi risiedono circa 200 ospiti.

OSSERVATORIO DELLA FELICITÀ

Avviare un’indagine statistica per comprendere come i bolognesi declinino il concetto di felicità e da cosa questo sia determinato. La raccolta di questi dati deve aiutarci a definire gli obiettivi di politiche pubbliche per il raggiungimento della felicità dei cittadini e non semplicemente in funzione di indicatori come reddito o tasso di occupazione.

Sulla base del National Well-BeingProgramme avviato nel 2010 dal governo britannico, si potrebbero formulare indicatori composti dai seguenti fattori:

  • Valutazione del proprio stato di salute (aspettativa di vita, malattie gravi, disabilità, stati depressivi, soddisfazione per il proprio stato di salute)
  • Valutazione delle proprie relazioni sociali (vita familiare/ vita sociale/ problemi di salute di amici o familiari)
  • Valutazione della propria vita (soddisfazione personale, situazione di contesto di felicità rispetto a ieri/ansietà rispetto a ieri)
  • Utilizzo e soddisfazione del proprio tempo libero (piena soddisfazione nel proprio lavoro/ volontariato/partecipazione politica/ sport/ attività culturali)
  • Valutazione del luogo in cui si risiede (crimini, sicurezza nel camminare di notte, accesso al verde, relazioni con il vicinato, trasporti, stato della propria residenza)
  • Valutazione della propria condizione finanziaria (reddito medio per famiglia incluso reddito pensionistico, reddito familiare reale, soddisfazione per il reddito della propria famiglia, facilità o difficoltà nel reperire finanziamenti)
  • Educazione e capitale umano
  • Engagement politico (partecipazioni alle occasioni di voto, fiducia nel governo, fiducia nell’amministrazione)
  • Sostenibilità ambientale del contesto in cui si vive (emissioni gas, consumo energetico, pratiche di riciclo, raccolta differenziata)
  • Sostenibilità del proprio benessere futuro (valutazione del capitale naturale, coesione sociale, educazione)